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Domande frequenti (F.A.Q.)

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Standard

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Standard delle Razze dei Colombi

 

 

Il volume, edito dalla F.I.A.C. fin dal giugno 1999 per merito dell'allora Presidente Daniele Poltri con prefazione di Federico Voltolini Presidente Onorario, descrive in modo completo e dettagliato, secondo gli standard europei, oltre 260 razze, "tra le quali ve ne sono molte da tempo allevate in Italia ed altre che, anche se non ancora conosciute per la loro bellezza, eleganza ed utilità, pensiamo possano suscitare l'interesse degli appassionati".

 



ANATOMIA DEL COLOMBO

Tutti gli uccelli, e fra essi anche i colombi, sono animali a sangue caldo, appartenenti ai vertebrati; rispetto agli altri 01vertebrati però gli arti superiori si sono trasformati in ali, mentre quelli inferiori servono esclusivamente per muo­versi, saltare o nuotare.

L'intero corpo del colombo è strutturato in funzione del volo. Per riuscire a volare occorre che il peso del corpo sia ridotto il più possibile.

Il corpo degli uccelli possiede pertanto una struttura ossea leggera, in modo tale che la distanza degli organi più pesanti dal punto centrale di rotazione è minima, mentre quegli organi che sono posti alla periferia del corpo sono di consistenza assai leggera.

Lo sminuzzamento del cibo avviene, ad esempio, nello stomaco, grazie ad una poderosa muscolatura: le ossa mascellari, mancando i denti ed i muscoli della masticazione, vengono così ad essere sensibilmente alleggerite.

Un altro fattore che contribuisce a diminuire il peso del corpo nei colombi è una notevole presenza di aria nelle ossa. Lo svilupparsi del piumaggio, che abbassa il peso specifico accrescendo il volume del corpo, ed il particolare apparato respiratorio, con le sue appendici (sacche aeree) piene di aria, contribuiscono anch'essi alla diminuzione del peso del corpo, essendo di essenziale importan­za per consentire il volo.

Assai interessanti per la loro particolare strutturazione sono, inoltre, gli apparati urinario e sessuale dei colombi.

L'apparato digerente

02Le ossa del becco, sia nella parte superiore che in quella inferiore, sono ricoperte da una guaina cornea, che è particolarmente coriacea nei granivori, di cui fanno parte anche i colombi. Là dove comincia il cuoio capelluto c'è una parte di cute, molto ricca di vasi sanguigni, che ha la funzione di produrre la sostanza cornea atta a sostituire quella che va via via consumandosi ai bordi del becco. I bordi del becco sono affilati; non vi sono denti. Le ghiandole salivari sono presenti in numero molto ridotto. La lunghezza del becco varia secondo le razze.

Nella parte superiore della cavità orale dei colombi si trova una fenditura del palato abbastanza lunga, che costituisce il punto di collegamento con le due aperture nasali, poste subito dietro. La lingua sta nella parte inferiore della bocca; la sua forma, triangolare ad estremità acuta, si adegua a quella del becco; essa è fissata al mobilissimo osso ioide, è costituita da un sol pezzo, è liscia, ha muscoli contrattili che le permettono di aspirare i liquidi. Sulla mucosa della lingua e di quella parte della cavità orale che non è ricoperta da sostanza cornea si trovano delle papille gustative, mentre la mucosa della lingua è provvista di terminazioni tattili che nei colombi sono particolarmente sviluppate. Alla base della lingua è posta la trachea, la quale è chiusa al momento della deglutizione. Viene poi l'esofago, piuttosto lungo e capace di una notevole dilatazione; esso va dal collo al torace: all'inizio è posto sopra la trachea e poi si sposta sul lato destro di questa.

Proprio dove incomincia il petto l'esofago forma una prominenza sferica, detta gozzo o ingluvie, composta da due parti simmetriche, di pari grandezza.

All'estremità del gozzo è situato un prolungamento di forma semi tubolare, la via del gozzo, attraverso la quale passa il cibo destinato allo stomaco; il cibo che non trova posto nello stomaco viene immagazzinato nel gozzo, fintanto che non viene conclusa la fase di masticazione nello stomaco. Durante il periodo di immagazzinamento nel gozzo, il cibo viene rammollito e predigerito mediante le secrezioni delle ghiandole salivari, di quelle presenti nell'esofago e delle ghiandole della mucosa del gozzo. La mucosa del gozzo ha la proprietà di produrre, verso la fine della cova e nelle due settimane seguenti, il latte del gozzo, originato da una trasformazione in materia grassa delle cellule in soprannumero dello strato epidermico di superficie; tale sostanza è destinata a nutrire i piccoli nei primi giorni di vita.

Dall'esofago il cibo passa poi allo stomaco ghiandolare e quindi a quello muscolare o ventriglio; la mucosa della prima parte dello stomaco, senza pieghe ma granulata, è provvista di ghiandole che secernono liquidi e fermenti neces-sari per la digestione, mentre i muscoli della seconda parte dello stomaco sminuzzano il cibo ingerito, aiutandosi anche con pietruzze eventualmente ingerite insieme, che restano nello stomaco finché non sono completamente consumate. Lo sminuzzamento del cibo è dovuto ai movimenti di contrazione di due poderosi muscoli principali rivestiti di sostanza cornea. Lo stomaco è situato dietro il fegato e sulla parte posteriore dello sterno. È facilmente ricono-scibile anche tastando dall'esterno.

Dopo lo stomaco muscolare si arriva all'ansa del duodeno che racchiude anche il pancreas. Segue poi l'intestino digiuno, che in tutti i volatili domestici rappre-senta la porzione più lunga dell'intestino; nei colombi esso è arrotolato e ripiegato su sé stesso.

Viene poi la porzione iliaca dell'intestino che, per lo più, è adagiata sul duodeno. L'estremità inferiore di queste tre porzioni di intestino, che nel loro complesso vengono chiamate 'intestino tenue', è caratterizzata dalla presenza di due appendici molto piccole, dette 'intestini ciechi', collocate a sinistra e a destra; nei colombi questi intestini ciechi sono atrofizzati, ma hanno pur sempre la notevole funzione di ospitare quelle cellule linfocitarie atte a garantire certe difese immunizzanti. L'intestino crasso, che viene dopo, è molto corto; anche il diametro è limitato, visto che di solito corrisponde a circa un terzo di quello del duodeno.

Globalmente il canale intestinale è lungo, da sei a otto volte il tronco del colombo. Il canale sfocia nella cloaca, una tasca in cui sboccano anche i condotti degli apparati genitale ed urinario, divisa in compartimenti aventi funzioni distinte, ma con orifizio esterno unico. La cloaca funge da serbatoio per l'urina e gli escrementi.

Proseguendo verso l'esterno troviamo una apertura trasversale ovale, che viene tenuta chiusa da un forte muscolo a forma di anello che si oppone all'uscita dei residui digestivi e dei prodotti genito-urinari. La sua azione è rinforzata da un muscolo curvo, che controlla l'estremità del vestibolo rettale. In tal modo la parete anteriore del vestibolo rettale si oppone all'apparato genito-urinario, ad impedire che le feci si mescolino all'urina e si oppone all'uscita dell'urina nel passaggio anale: solo al momento della defecazione le urine si mescolano alle feci.

Al di sopra della cloaca, fra essa e lo sbocco dei condotti genito-urinari, si trova un organo ghiandolare, la borsa di Fabrizio, di forma ovoidale, a pieghe, che ha una particolare importanza per le difese immunitarie in tutti gli uccelli. Il fegato dei colombi ha colore rossiccio-marrone e sta davanti allo stomaco; esso è costituito da due lobi di differente grandezza. I colombi non hanno vescichetta biliare, cosicché la bile prodotta passa direttamente nel duodeno attraverso due condotti biliari. Il pancreas, di forma allungata, ha due condotti escretori che versano la loro secrezione nella prima parte dell'intestino tenue. La milza è un organo rotondo ed oblungo, posto sulla destra in corrispondenza del punto di passaggio dallo stomaco ghiandolare a quello muscolare. I reni, situati nella regione pelvica, si estendono dal lato posteriore dei polmoni fino al bacino e stanno adagiati in alcuni affossamenti a forma di conca della colonna vertebrale. Ognuno di essi forma una massa di colore rosso scuro, divisa in tre lobi. Da ciascun rene partono gli ureteri, fili chiari e sottili che portano alla cloaca. L'urina in gran parte resta assorbita dall'intestino, quella che resta viene a formare con gli escrementi la parte bianca delle deiezioni; essa è ricca di urati di calcio e di quantità notevoli di ammoniaca.

L'apparato respiratorio e circolatorio

I polmoni sono situati sulla parte anteriore del dorso, all'interno delle costole. La trachea si divide in due grossi bronchi extrapolmonari, che si ramificano nel polmone in bronchi secondari; alla loro estremità si apre un sacco aereo che è il sacco addominale.

A differenza dei mammiferi, i cui polmoni sono ramificati a forma di albero, gli uccelli hanno polmoni che, ad una analisi approfondita, si rivelano costituiti da tante piccole cannule. Da ogni polmone si diramano nove sacche aeree che si estendono fra le interiora del ventre e gli organi interni del petto, penetrando anche fra i muscoli ed in numerose ossa.

Queste sacche abbassano il peso specifico durante il volo e regolano l'equilibrio termico del colombo; al tempo stesso costituiscono delle riserve di aria per i polmoni. La pneumaticità delle ossa è variabile nelle razze; in alcune soltanto l'omero dell'ala è pneumatico, in altre nessun osso dell'ala è pneumatizzato.

La circolazione corrisponde grosso modo a quella dei mammiferi; una distin-zione fondamentale è quella fra piccola circolazione (nei polmoni) e grande circolazione (nel corpo). Rispetto ai mammiferi il cuore ha una struttura più semplice, è completamente diviso in cuore destro e cuore sinistro, non vi è mescolanza di sangue arterioso e venoso. Esso ha peso abbastanza notevole ed è collocato sotto lo sterno, nella parte media del corpo: ha forma conica e sganciata. Nel colombo i battiti del cuore sono più di duecento al minuto. La temperatura corporea è compresa tra i 40,5° ed i 43°.

Lo scheletro

Condizione necessaria per il volo dei colombi, come di tutti gli uccelli in genere, è una determinata trasformazione 03subita da varie parti dello scheletro. Partico-lare caratteristica di un gran numero di ossa del colombo, comprese le vertebre, è la loro pneumaticità; esse contengono dell'aria, proveniente dai polmoni, tiene il posto del midollo. Lo scheletro, per questa ragione, è di notevole leggerezza.

Le vertebre nel colombo sono generalmente in numero totale di 39; tale numero oscilla, nelle razze domestiche, tra 38 e 42.

La colonna vertebrale è composta da una parte cervicale, da una dorsale, una lombo-sacrale e una caudale. La mobilissima parte cervicale è formata nei colombi da dodici vertebre ed è leggermente piegata a forma di S. La lunghezza e la mobilità della colonna vertebrale nella parte del collo corrispondono naturalmente alla funzione prensile del becco.

La parte dorsale della colonna vertebrale è breve e pochissimo flessibile; essa è costituita da sette vertebre, parte delle quali (dalla seconda alla quinta) è andata saldandosi nella crescita in un unico blocco. La sesta vertebra dorsale è libera. mentre la settima è fusa insieme a quelle lombo-sacrali. Queste ultime sono in numero variabile da undici a quattordici durante la fase dello sviluppo nell'uovo, ma dopo l'uscito dall'uovo si saldano con l'ultima vertebra dorsale e con le prime caudali (o coccigee), costituendo così tutte assieme un largo bastone osseo. che si restringe un poco verso l'estremità.

I colombi hanno generalmente otto vertebre caudali o coccigee; in alcune razze però tale numero può variare, come per esempio nei Pavoncelii che ne hanno nove o dieci, e di forma speciale, a causa della inserzione dei muscoli che servono a tenere la coda rialzata. L'ultima di queste vertebre (pigostilo) è anche la più grande; essa ha unaforma simile a quella di un vomere e la sua robustezza è sempre proporzionata alla grandezza ed al numero delle penne della coda che deve sorreggere. Le vertebre coccigee sono molto mobili.

Il colombo possiede sette coppie di costole, articolate superiormente con le vertebre dorsali; le prime quattro o cinque di esse sono innestate inferiormente nel bordo laterale dello sterno; lo sterno è una grande e larga placca ossea convessa in avanti, concava nella parte posteriore, che si prolunga all'indietro di molto rispetto al punto di innesto delle costole, avendo anche la funzione di sostenere le pareti del petto e del ventre.

Al centro della faccia anteriore o convessa dello sterno si trova il pettine o carena, una cresta saliente dalla quale si dipartono i forti muscoli pettorali; questo pettine ha la caratteristica di essere particolarmente sviluppato nei colombi con buone capacità di volo.

La testa è sostenuta dalla parte cervicale della colonna vertebrale; le ossa del cranio si saldano precocemente tra loro, formando una capsula liscia, di forma conica. Nella scatola cranica si trovano il foro occipitale, attraverso cui passa il midollo spinale, ed i due orefizi auricolari; le due grandi cavità oculari segnano la demarcazione tra la parte craniale propriamente detta e la parte anteriore o facciale del cranio. corrispondente al viso: questa accoglie le due aperture del naso, nonché le due mascelle; la mascella inferiore (mandibola) è unita al cranio dell'articolazione mascellare. L'ossatura del viso è notevolmente lunga e costi­tuisce il supporto delle due parti del becco.

La struttura degli arti superiori degli uccelli rispecchia, in linea di massima, quella dei mammiferi; è stata tuttavia necessaria una notevole trasformazione delle singole parti costituenti lo scheletro, per permettere la conversione degli organi atti alla locomozione a terra, in organi per il volo. L'impianto osseo che sorregge l'ala (cintura scapolare della spalla), è costituito dall'osso coracoide, dalla clavicola e dalla scapola o omoplata; a queste si attacca l'omero, che nei colombi è molto corto e tutto vuoto all'interno: durante il volo esso viene riempito d'aria proveniente dalle sacche. L'avambraccio è composto dal radio, che sta davanti ed è piuttosto debole e leggermente piegato, e dall'ulna che è invece abbastanza robusta. Vengono quindi due ossa del polso, cui seguono tre dita di forma alquanto rudimentale; il primo è il pollice, che si trova vicino al polso, è mobile ed è costituito da una sola falange, accanto ad esso c'è il medio, molto sviluppato: lo compongono un osso centrale e due falangi. Il terzo dito è saldato nell'osso centrale del dito medio e presenta una piccola falange appena accennata.

La parte centrale del bacino è rappresentata dal bastone osseo formato dalle vertebre lombo-sacrali, nel quale sono innestate le ossa pelviche laterali. L'ileo è un osso lungo che si salda con le due ultime vertebre dorsali e con le vertebre lombo-sacrali; l'ischio forma in parte i lati della cavità pelvica e, con il suo bordo inferiore, si unisce al pube, il quale è un osso sottile ed allungato che segue la direzione del bordo inferiore dell'ischio. Alla mancanza di una vera e propria chiusura del bacino nella parte inferiore suppliscono le ossa del pube, le quali, assottigliandosi progressivamente, si prolungano all'indietro restando staccate tra loro, ciò che facilita il passaggio dell'uovo. Questa distanza si accentua nelle femmine in periodo di deposizione.

Gli uccelli hanno un femore corto e molto robusto, che non è visibile ma forma la base della coscia ed è innestato nella cavità glenoidale della cintura pelvica. Nell'estremità inferiore del femore è articolata la rotula del ginocchio, che nei colombi è abbastanza ricca di tendini, e le due ossa della gamba: la tibia ed il perone. La gamba è visibile, più o meno bene secondo la razza, nella sua parte inferiore.

Dopo l'articolazione del calcagno, che è leggermente piegata all'indietro, viene l'osso centrale del piede (tarso) che, nella maggior parte delle razze, è provvisto esteriormente di squame; questo osso, insieme ai tendini, ai vasi sanguigni ed alla pelle squamata che lo circondano, costituisce quella che comunemente chiamiamo "zampa".

Il colombo ha quattro dita: tre davanti ed una rivolta all'indietro; l'ultima falangetta di queste dita ha forma di artiglio ed è ricoperta da un astuccio corneo (unghia).

Le ossa sono costituite da due sostanze fondamentali: l'osseina ed i sali calcarei; le due sostanze sono intimamente combinate insieme. In media le ossa contengono quaranta parti di osseina e sessanta di sali calcarei.

L'apparato riproduttivo

Nei maschi dei volatili domestici i testicoli sono posti dentro la cavità ventrale; essi si trovano davanti ai reni, ai lati della colonna vertebrale, in corrispondenza delle ultime costole. I testicoli sono sensibilmente più grandi durante il periodo dell'accoppiamento; da essi si dipartono i canali deferenti seminali, che sono molto tortuosi e raggiungono, parallelamente agli ureteri, la cloaca dove termi­nano in una piccola papilla.

Gli spermatozoi sono filamenti microscopici che presentano una testa anteriore (cellula fecondante), una parte intermediaria o di unione ed il filamento caudale.

Nelle femmine sono sviluppate soltanto l'ovaia sinistra e l'ovidutto sinistro; originariamente, però, la colomba è predisposta per questi organi anche nella parte destra. L'ovaia è davanti ai reni ed è particolarmente sviluppata nel periodo riproduttivo; è destinata invece a raggrinzarsi durante il periodo della muta. Durante la maturità sessuale si formano i follicoli ovali, che si sviluppano con una certa celerità e conferiscono all'ovaia l'aspetto di un grappolo d'uva.

Poco prima della deposizione delle uova. nella colomba i piccoli follicoli bianchi si ingrandiscono a due a due, trasformandosi in sfere gialle abbastanza grandi (della grandezza di un acino d'uva), a causa dell'assunzione del tuorlo. Ogni sfera costituita da questo tuorlo è avvolta, oltre che da una pelle propria, da una membrana, la quale, quando l'uovo è maturo, si strappa lungo una linea arcuata. La sfera del tuorlo è a questo punto libera e passa nell'imbuto dell'ovidutto; è in questo percorso che arrivano gli spermatozoi e si opera la fecondazione. Nell'ovidutto il tuorlo viene circondato dall'albume, dalla membrana testacea e, infine, dal guscio calcareo.

L'uovo ormai completamente formato raggiunge poi la cloaca attraverso la vagina e viene deposto all'esterno.

Il piumaggio

04La pelle dei colombi, che serve tanto da superficie protettiva che da regolatore termico ed organo sensoriale, non contiene ghiandole sebacee tranne l'uropi­gio ed alcune piccole ghiandole collocate vicino all'orecchio.

L'uropigio, o grande ghiandola del groppone, è situata sul coderuzzo delle ultime vertebre caudali, sotto la pelle, e forma un piccolo rigonfiamento ben visibile. Questa ghiandola è assente in alcune razze, quali i Rotolatoci ed i Pavoncella; la funzione principale della sostanza prodotta dall'uropigio è quella di lubrificare e rendere impermeabili all'acqua le penne e le piume.

In nessun punto il corpo del colombo si presenta nudo, giacché, quasi ovunque, esso è ricoperto dal piumaggio. Se si escludono i colombi a collo nudo e le razze con le zampe piumate, le piume mancano soltanto sul tarso e sulle dita. Le penne che formano il piumaggio di contorno (remiganti e timoniere), quelle ad asta rigida, si chiamano 'penne' propriamente dette, le altre più piccole, ad asta flessibile, che ricoprono tutto il corpo si chiamano 'copritrici'; vengono poi il 'piumino' e le 'filopiume'.

Il piumaggio non è distribuito in modo uniforme sulla superficie del corpo del colombo. Distinguiamo innanzitutto aree, dette pterili, ricoperte di piume, dagli spazi che sono sprovvisti di piume o apterili. La testa ed il collo sono comple-tamente ricoperti di piume; il dorso è percorso in tutta la sua lunghezza da un'area piumata abbastanza larga, da cui si separano, in prossimità delle spalle, due diramazioni. L'osso iliaco è coperto su entrambi i lati da una sottile fascia di piume alquanto lunghe. Il femore è piumato a strisce, mentre la coscia è interamente avvolta da piume. Sul petto troviamo due aree piumate, una a sinistra e l'altra a destra, divise da una zona centrale che è priva di piumaggio. Uniforme è il piumaggio sul ventre.

Nel codione sono impiantate le grandi penne della coda o timoniere, in genere in numero di 12. Numerose razze devono avere tuttavia anche quattordici o più penne caudali; è il caso, per esempio, dei Pavoncella, dei Rotolatoci, degli Altovolanti di Danzica ecc... Dal codione nascono inoltre anche le penne atte a sostenere le timoniere: le copritrici superiori ed inferiori (cuneo) della coda.

Sulle ali le penne hanno una disposizione ben precisa, cosicché, in posizione di riposo, esse si spingono una sotto l'altra a mò di ventaglio.

Fissate sull'avambraccio si trovano le remiganti secondarie, arrotondate sulla punta, in numero da dieci a dodici.

Sulle falangi ci sono le remiganti primarie, solitamente in numero di dieci; esse sono più appuntite delle secondarie. La più lunga di tutte le primarie è la terz'ultima.

Tutte le remiganti hanno una corrispondente penna di copertura, di proporzio­nata robustezza; per il resto tutta l'ala è 05coperta da penne copritrici più piccole. Sulla sua parte esterna vi sono due penne della spalla e quattro del pollice; queste ultime sono poggiate sul pollice e facili da distinguere.

La parte superiore del braccio, l'omero, porta solo poche penne, che costitui­scono la copertura delle spalle; se questo gruppo di penne non è ben sviluppato si può avere una schiena scoperta ed ali aperte verso l'alto <,a coltello».

Il colombo muta prima di tutto la remigante primaria che è più vicina alle secondarie; se tutto procede normalmente nell'allevamento ciò comincia verso il decimo giorno della seconda covata. La nona penna segue dopo tre o quattro settimane, quando la penna davanti ad essa si è già riformata per buona parte. Gli scarti di penne successivi si susseguono ad intervalli sempre più brevi.

Delle remiganti secondarie muta prima di tutto quella posta più verso l'esterno; di regola per ogni periodo di muta viene cambiata soltanto una secondaria e in seguito anche due o tre penne: la muta completa delle secondarie avviene perciò nell'arco di più anni.

La muta della coda comincia perlopiù quando già circa la metà delle remiganti primarie è caduta ed è stata rinnovata. Dapprima cadono le due penne poste ai lati di quelle centrali. poi è la volta di queste ultime ed infine è il turno delle altre, a partire dalle terze rispetto al centro.

Questo processo di mutazione delle remiganti e delle timoniere abbastanza lungo fa sì che i colombi siano sempre in grado di volare. Quanto alla muta del resto del piumaggio, essa ha luogo solitamente in autunno, a conclusione del periodo di allevamento; anche qui si assiste ad un graduale rinnovamento del piumaggio, cosa che permette al colombo di affrontare le basse temperature autunnali con un buon corredo di piume.

Nei nostri colombi è possibile riscontrare diverse conformazioni del piumaggio: le razze con buone doti di volo possiedono un piumaggio ben disteso; quelle a struttura, come i Cappuccini, hanno penne morbide; i Ricciuti portano sulle copritrici delle ali piume arricciate.

Lo sviluppo della penna ha inizio da una papilla, situata in fondo ad un affossamento della pelle denominato follicolo o guscio della penna. Prendendo in esame una penna vi distingueremo un asse principale ed il vessillo. L'asse comprende due parti: la rachide superiormente ed il calamo alla base della rachide; il calamo è collocato nel guscio della penna, è rotondo, cavo, ed arriva alla base della penna. Alla sua estremità inferiore il calamo è munito di una apertura detta ombelico inferiore, mentre alla base della rachide si trova un'altra apertura detta ombelico superiore. L'ombelico inferiore del calamo racchiude la papilla della penna. All'interno del calamo c'è una massa cornea morbida, l'anima.

La rachide fa da base al vessillo, è solida, non trasparente e di sezione più o meno quadrata; al suo interno c'è un midollo bianco contenente dell'aria.

Il vessillo della penna è a sua volta suddiviso, nelle remiganti, in una membratura (o lama) interna (più larga) ed una membratura esterna (più stretta). All'estremità inferiore del vessillo si trovano spesso delle soffici barbule di peluria. Il vessillo è costituito da due serie di raggi o barbe, che si dipartono dalla rachide, posti sullo stesso piano ed angolati trasversalmente verso l'alto. Dall'asse di ciascuna barba partono degli assi secondari, chiamati barbule, che si dividono in barbule ad arco e barbule ad uncino; queste ultime sono provviste di piccoli e fini uncini, con cui s'agganciano saldamente alle barbule ad arco della barba successiva. È in tal modo che viene a formarsi la robusta struttura del vessillo.

Le barbule di peluria che si trovano alla base del vessillo sono senza uncini: ecco perché restano rilassate; queste barbule di peluria hanno la funzione di proteggere dal freddo e si trovano all'estremità inferiore di molte copritrici. Oltre a queste penne, ve ne sono ancora altre, sporadiche, di forma capillare, che sono costituite semplicemente da una rachide lunga, sottile, e quasi senza vessillo.

Il colore del piumaggio viene originato da una assunzione di colore determinata dal pigmento contenuto nel midollo della penna o da colori di struttura, oppure è dovuto alla rifrazione della luce, alla fluorescenza ed alla interferenza. Non è da escludersi una combinazione di questi due tipi di formazione del colore.

Che il colore delle penne abbia una funzione biologica sembra assicurato: infatti, in un grande numero di casi, vi è una relazione evidente tra il colore del piumaggio e l'ambiente; tale fenomeno è chiamato omocromia.



Il colombo domestico dall'antichità ad oggi

Sebbene l'addomesticamento del colombo risalga a tempi remotissimi, senza dubbio esso è avvenuto in epoca più recente dell'età della pietra (circa 6000 anni a.C.), periodo in cui i canidi si associarono alle comunità degli uomini che allora erano esclusivamente cacciatori e praticavano il nomadismo durante la bella stagione, rifugiandosi in caverne naturali nei mesi invernali. L'addomesti­camento del colombo sarebbe avvenuto quindi solo in seguito al raggiungimen­to di un certo grado di civiltà da parte dell'uomo: tribù stanziali, insediate in abitazioni fisse e costruite dall'uomo ormai dedito, oltre che alla caccia, anche all'agricoltura ed all'allevamento dei primi animali domestici.

Il colombo è stato, tra gli uccelli, il primo ad essere addomesticato ed oggetto di particolari attenzioni da parte delI'uomo. Nell'antico Egitto si consideravano ospiti degli Dei, e pertanto sacri, i branchi di colombi, che popolavano i templi. Il primo documento in cui si parla di colombi domestici, secondo Lepsius, risale alla quinta dinastia egiziana e cioè 3200 anni circa prima dell'Era volgare, ma il Birch, dei Museo Britannico, asserisce che si parla del colombo in una lista di pietanze per una cena che data della precedente dinastia. I colombi figurano nei geroglifici e in scene della vita rurale degli Egizi: fra le tavole di Ti, funzionario della quinta dinastia, se ne trova una in cui è rappresentato un cortile ove vengono imbeccati dei colombi. Si parla di colombi domestici nella Genesi, nel Levitico ed in Isaia. La legge di Mosè prevedeva il sacrificio di questi animali come forma di espiazione; fino alla nascita di Cristo era consuetudine che i poveri offrissero al tempio una coppia di colombi.

A proposito di questi sacrifici espiatoci, nel capitolo quinto del Levitico si legge: «Ma se non si ha il mezzo di offrire o una pecora o una capra, si offrano al Signore due tortorelle o due piccioni colombi». Nella Genesi è menzionato il colombo, sia quando Noè lo fece uscire dall'arca per tre volte, sia a proposito del sacrificio di Abramo.

In seguito alle numerose guerre di allora il culto dei colombi si propagò a tutto il mondo civilizzato: in Assiria, tra i Fenici, in Siria, in Palestina, a Cipro. In Siria il colombo era sacro: tale credenza veniva da Babilonia ove questo animale era sacro alla Dea della natura; la tradizione dice che la regina Semiramide venne allevata dai colombi. In Grecia l'allevamento dei colombi era già diffuso ai tempi di Omero (circa 1000 anni a.C.), mentre nel V secolo a.C. essi già costituivano una caratteristica delle strade e delle piazze di Atene. Come messaggeri i colombi furono impiegati per la prima volta in Siria e questo tipo di impiego si estese ben presto ad altri popoli. Anacreonte, il più apprezzato tra i Poeti lirici greci, in una sua ode dà la prova che sei secoli prima di Cristo i Greci ben conoscevano il mezzo di trasmettere i dispacci per mezzo dei colombi. Sempre in Grecia l'annuncio della vittoria nei giochi olimpici veniva dato per mezzo dei colombi. Presso i Siculi ed i Greci si allevavano i colombi messaggeri nelle colombaie sacerdotali dei templi di Afrodite, per servirsene come mezzo di diretta comunicazione tra i vari templi; probabilmente i colombi arrivarono in Italia proprio passando per il tempio di Afrodite sul monte Erice, in Sicilia; delle colombe di Erice e delle cosiddette ANAGOGIE (feste di partenza) parla Eliano («DEGLI ANIMALI» LIBRO IV). Dalla Sicilia l'interesse per la colombicoltura si diffuse rapidamente a Roma e nell'Italia, soprattutto nella zona attorno a Modena che costituiva una importante colonia romana per la sua posizione geografica. Varrone, Eliano, Columella, Plinio, Catone parlano dei colombi. Varrone (I secolo a.C.) nel - DE RE RUSTICA - tratta con dovizia di particolari dell'allevamento dei colombi, riferendo che ai suoi tempi un paio soleva essere venduto per 1.000 sesterzi e che vi erano colombaie con 5.000 animali. Columella (I secolo d.C.) insegna come costruire una colombaia e paria dei vari metodi di ingrasso dei piccioncini. Gli storici Plinio nella sua «STORIA NATURALE,> nonché Frontino raccontano che, nell'anno 43 a.C., quando Modena era assediata da Marco Antonio, i collegamenti tra Decio Bruto, assediato nella città, e l'accampamento del console Irzio vennero stabiliti e mantenuti per mezzo di colombi che recavano messaggi. Sempre Plinio continua dicendo che in quei tempi «per amore dei colombi molte persone quasi impazzivano a Modena, costruivano per questi animali delle torri sui tetti delle case e andavano vantandosi ognuno dell'eccelsa qualità e della nobiltà di sangue dei propri colombi». Cifre assai elevate si pagavano per colombi con una genealogia di particolare valore.

Anche in Asia i colombi godettero di grande favore. Nell'antica lingua Sanscrita figuravano 25/30 nomi di razze di colombi e altri 15/16 nomi erano di provenien-za persiana; nessuno di questi nomi è comune con le lingue indo-europee: ciò dimostra l'antica domesticità dei colombi in Oriente.

in Cina già nel terzo secolo a.C. esisteva un servizio postale che, grazie ai colombi viaggiatori, metteva in comunicazione Pechino con tutte le regioni dell'impero; i Cinesi applicavano alle timoniere dei loro colombi un fischietto speciale, costruito in legno o in osso, che produce durante il volo degli stormi un fischio assai gradito (tale usanza è tuttora praticata in Cina e nell'Estremo Oriente). A Babilonia e in Egitto un servizio postale regolare per mezzo di colombi viaggiatori fu istituito nel 1000 a.C.

Nell'India del 1600, al tempo di Akber Khan, i colombi erano assai apprezzati; l'imperatore si dedicava con passione all'arte del loro allevamento: la colombaia di corte era composta di 20.000 soggetti ed i mercanti portavano continuamente da altri paesi collezioni di grande valore, mente altre erano mandate in dono dagli Imperatori dell'Iran e di Turan.

Tavernier asserisce che, essendo in Persia l'allevamento dei colombi proibito ai cristiani, molti popolani nel 1700 si convertivano all'islamismo solo per questo scopo.

In Europa i colombi domestici di razza furono portati in Spagna durante la dominazione araba; contemporaneamente i mercanti veneziani introdussero in Occidente varietà esotiche provenienti dall'Asia Minore e da Cipro ed i marinai olandesi portarono nel loro paese razze fino ad allora sconosciute, originarie dell'Oriente.

L'italiano Ulisse Aldrovandi, di Bologna, fu il primo in Europa a scrivere, attorno al 1600, un trattato scientifico sulle razze di colombi esistenti ai suoi tempi. Al di fuori dell'Italia l'allevamento dei colombi si diffuse in Francia, Belgio, Olanda, Austria, Germania e soprattutto in Inghilterra. Shakespeare fu un profondo conoscitore di colombi; Maria Stuarda durante la prigionia chiese per lettera ad un amico all'estero di mandarle dei colombi, onde poter ingannare il tempo allevandoli in gabbie.

In Italia, nella città di Modena, era diffuso da tempo immemorabile il «gioco di far volare» i colombi Triganini. Ci sono state tramandate molte testimonianze in merito, la più famosa delle quali è quella, risalente al 1614, di Alessandro Tassoni che, nel suo poema eroicomico «LA SECCHIA RAPITA», parla delle persone dedite a questo sport, i TRIGANIERI. Il periodo di maggiore diffusione di questa usanza fu all'inizio del 1800, quando numerosissime persone, appartenenti ad ogni ceto sociale, durante l'inverno passavano buona parte della giornata sui tetti, incuranti delle temperature spesso rigide e dimentichi di tutto ciò che li circondava, presi come erano dalla passione per il loro gioco.

Anche a Reggio, città poco lontana da Modena, si diffuse la colombicoltura e venne selezionata una varietà assai leggiadra di Colombo Cravattato. La colombicoltura, sia in Italia che nelle altre Nazioni europee, fu per secoli il passatempo preferito dalla gente del popolo e da molti nobili; il numero delle razze e delle varietà allevate in Europa restò tuttavia, fino al '700, piuttosto limitato.

La svolta decisiva ed il punto di partenza della colombicoltura selettiva moderna è costituito dalla pubblicazione delle opere di C. Darwin «L'origine delle specie per mezzo della selezione naturale» e «Le variazioni delle piante e degli animali allo stato domestico», avvenuta attorno alla metà del 1800. Le tesi propugnate da Darwin trovarono conferma alla loro validità e furono rapidamente attuate in colombicoltura, portando alla creazione di numerosissime nuove varietà. Il materiale di lavoro era fornito, oltre che dalle razze già esistenti in Europa, da nuove razze che venivano importate dalle colonie orientali soprattutto in Inghil-terra, allora centro di un vastissimo impero.

Dall'Inghilterra le nuove razze si diffondevano nel Continente, in Olanda, Fran-cia, ma soprattutto in Germania: qui la colombicoltura ha conosciuto i più grandi successi e la massima diffusione. Ancora oggi, nonostante altri passatempi assai più in voga tra i giovani l'abbiano in parte soppiantata, la colombicoltura rimane in Germania il passatempo preferito da migliaia di persone: una espo-sizione tedesca è pur sempre un mastodontico campionario di ciò che l'uomo ha saputo fare per correggere e modificare a suo piacimento quello che la Natura gli ha offerto.

In Italia, anche se la colombicoltura non ha mai raggiunto la diffusione cono-sciuta in Germania, la passione per i colombi ha prodotto come risultato alcune razze assai apprezzabili e molto ricercate anche all'estero. Onde incentivare la diffusione delle nostre razze e delle centinaia di altre straniere ci auguriamo che questo Standard possa costituire un valido strumento, al servizio delle persone che desiderano dedicarsi a questa antica ma sempre attualissima ed appassionante attività.


 

Principali colori e disegni nei colombi di razza

L'elenco che segue passa in rassegna i mantelli principali (mantello = colore + eventuale disegno dell'ala, + eventuale disegno del corpo), descrivendo sommariamente il loro aspetto ed indicandone, per ognuno, la definizione o il simbolo genetico internazionale.

Prima di passare in rassegna i mantelli occorre definire con chiarezza due termini basilari per la comprensione di quanto seguirà: pigmento e diluizione. Pigmento: i colombi sono portatori di tre pigmenti di base, i geni dei quali sono legati al sesso: il rosso con verghe (BA), il blu/nero (+), ed il bruno (b).

Diluizione: la diluizione (d) è un gene recessivo legato al sesso che trasforma, tra l'altro

-  il rosso con verghe in giallo con verghe

-  il blu/nero in blu argento/pietra scura

-  il bruno in khaki.

È da notare che i novelli dei colori diluiti portano una peluria molto corta alla nascita, al contrario di quelli dei colori intensi, che presentano una peluria normale.

Colori

li blu (+) ha una tonalità grigio-blu intensa ed uniforme sulle ali, sul dorso e sul ventre, la testa ed il collo sono di tonalità un poco più scura, con riflessi brillanti verdi o violacei sul collo; gli elementi costituenti il disegno delle ali sono neri, le remiganti di colore ardesia molto scure; sulla coda è presente una banda trasversale; groppone blu o anche bianco.

li rosso con verghe (BA) ha tonalità grigia chiara uniforme sulle ali, più scura sulla testa e sul ventre, il groppone è bianco o grigio molto chiaro, gli elementi costituenti il disegno delle ali ed il collo sono di colore rosso-bruno intenso, con riflessi grigi, verdi o violacei sul collo; è assente la banda trasversale sulla coda. li blu argento (d+) è grigio perla chiaro sulle parti che sono blu nel corrispon­dente mantello intenso, e da ardesia a bruno scuro (pietra scura) sulle parti che sono nere nell'intenso.

li giallo con verghe (dB A ) (diluizione del rosso con verghe) è bianco crema nelle parti che sono grigie nel rosso con verghe e giallo oro (non paglia)sulle parti rosso-brune nel mantello intenso.

Il bruno (b) è bruno pastello sullo scudo alare, bruno intenso sul collo e sugli elementi costituenti il disegno delle ali, con presenza di banda trasversale sulla coda.

Il khaki (db) è la versione diluita del precedente mantello: è beige sulle parti del piumaggio che sono brune nel bruno, bruno sfumato sugli elementi costituenti il disegno delle ali.

Il pietra scura (dun) è un bruno-grigio scuro uniforme ed intenso, con occhi dello stesso colore di quelli dei soggetti del mantello nero, cosa che lo differen­zia dai soggetti del mantello bruno (che hanno iride di colore perla più o meno sabbiato).

 

Disegni delle ali

A fianco dei principali colori esistono 4 disegni principali delle ali che sono degli alleli, situati cioè nello stesso punto sui cromosomi.

Vergato (+): le due verghe sono distinte e ben regolari, a forma di V rovesciata, senza toccarsi tra loro; esse possono essere larghe o strette, di colore netto o sfumato, in base a quanto previsto dallo standard della razza. Il gene "vergato" (+) è dominante sul gene "senza verghe" (c) ed è invece recessivo rispetto al "martellato" (C).

Martellato (C): il disegno martellato si definisce "regolare" se il colore di fondo corrispondente rappresenta almeno il 50% della superficie dell'ala, qualora il disegno martellato sia più fitto (Palapiù scura) si tratterà di un "martellato scuro% altrimenti si tratterà di un "martellato chiaro".

Martellato scuro (T - pattem) (C T ): il disegno sulle ali è molto fitto e scuro, così come certe parti del corpo (testa, ventre, dorso...), cosicché del colore di fondo non si intravede che una stretta T rovesciata all'estremità di ogni piuma, oppure non si intravede alcuna traccia del colore di fondo; il colore dell'ala in tal caso è uniforme e quindi possiamo parlare di "ala piena". Questo gene è dominante sia rispetto al "vergato" che al "senza verghe".

Senza verghe (c): è il mantello, per esempio, di un blu senza verghe nere, oppure di un rosso privo delle verghe bruno-rosse, ecc... ma in nessun caso è in relazione con quello di un soggetto nero o di un rosso martellato "ad ala piena". I soggetti "senza verghe" portatori del gene "vergato" (+) e i vergati portatori del gene "senza verghe" (c) hanno spesso delle verghe più strette dei vergati puri (+ +).

Poiché questi quattro geni sopra elencati sono, come già detto in precedenza, alleli, ogni soggetto non ne può possedere che due, e per esempio: C T //+: il soggetto possiede i geni di "martellato scuro" (T- pattern) e di "vergato" (+) e avrà di conseguenza un disegno sulle ali martellato scuro (perché disegno dominante rispetto al disegno vergato).

C//C: il soggetto possiede due volte il gene "martellato" e sarà quindi un martellato puro.

c//+: il soggetto possiede i geni del "senza verghe" (c) e del "vergato" (+) e sarà quindi un vergato (perché disegno dominante rispetto al senza verghe). c//c: il soggetto possiede due volte il gene "senza verghe" e sarà quindi un senza verghe puro.

Un altro disegno che si ritrova sull'ala è il "Sooty" (so)prodotto da un gene autosomale (=non legato al sesso) che dà un aspetto "sporco" o carbonato al piumaggio, soprattutto sull'ala e costituisce normalmente un difetto.

Tutti i geni dei colori si possono combinare con quelli dei disegni delle ali, inoltre i risultati di queste combinazioni a loro volta con i vari tipi dei disegni del piumaggio, che sono i diversi tipi di suddivisione tra parti bianche e parti colorate del corpo, i quali producono, tra gli altri, per esempio il disegno di pica, il monacato, il "disegno dello StrasseC e quello "del gazzo", quello del Gazzo Ungherese, il tigrato, il pezzato, i mustacchi, la maschera, la barba, ecc... Le diverse possibilità di combinazione tra questi tre gruppi di geni (dei colori, dei disegni delle ali e dei disegni del piumaggio) sono talmente elevate, che un allevatone in tutta la sua vita non potrà mai esperimentarle tutte.

 

Principali mutazioni nei mantelli dei colombi

Zarzano (G): gene autosomale dominante, dà l'aspetto di una brinatura bianca depositata sopra al colore di fondo; le remiganti sono più scure e meno grigiastre; gli zarzani blu, rossi e gialli con verghe, nonché i bruni, hanno due verghe sulle ali ed una banda trasversale sulla coda. Un altro gene affine a questo è quello che provoca il mantello "zarzano tigrato" (GT), che produce un piumaggio giovanile tendenzialmente zarzano, che diventa tigrato sulle ali alla prima muta. I soggetti zarzani omozigoti (= G//G: puri per questo carattere) hanno un aspetto quasi bianco, con o senza remiganti colorate (= disegno di cicognetta).

Opale recessivo (o): gene autosomale recessivo che dà un aspetto schiarito e pastello ai colori del mantello; il "rosso con verghe opale recessivo" ha un aspetto tipico grigio molto chiaro, ivi compreso il collo e le verghe, che sono quasi invisibili.

Spread (S): gene autosomale dominante, che trasforma un soggetto blu in nero ed un rosso con verghe in un grigio più o meno uniforme, più scuro di quello di un soggetto dello stesso mantello con il gene "senza verghe" (c). Si può pensare che certe combinazioni siano dei "senza verghe", laddove "Spread" (S) nasconde il gene "senza verghe" (c).

Rosso recessivo (e): gene autosomale recessivo che colora completamente il piumaggio, ma che nasconde i geni S (Spread) e quelli dei disegni delle ali (+, C, c). La sua diluizione è il giallo recessivo.

Almond (St): è all'origine del mantello magnano (o arlecchino); è un gene dominante legato al sesso, che necessita di altre combinazioni per esprimersi in modi diversi: magnano classico, a fondo blu, a fondo argento, afondo bronzo. Faded (scolorito) (St F ): è lo stesso gene che è all'origine dei mantelli particolari del Texano secondo le varie combinazioni con i pigmenti.

Ghiaccio (lc): gene autosomale parzialmente dominante. Delle diversificazioni nell'intensità del mantello "bianco ghiaccio" virante al bluastro possono essere osservate tra una razza e l'altra, correlate alle stesse variazioni del colore blu. Il bruno ghiaccio è chiamato "perla".

Indaco (in): gene autosomale dominante. I soggetti omozigoti (puri per questo carattere = In//In) assomigliano a soggetti rossi con verghe Spread (BA//S), ma la loro testa è più bronzata e le piume dell'ala sono spesso orlate di grigio più scuro. La combinazione tra questo gene, il blu e lo Spread dà origine al mantello Blu andaluso.

Milky (impolverato) (my): gene autosomale recessivo che produce i mantelli "blu milky" e "blu argento milky" classici, ma anche l'argento dei Lahore, in combinazione con il nero.

Opale dominante (Od): gene autosomale dominante che colora gli elementi costituenti il disegno delle ali (verghe e martellature) di bianco, talvolta con una orlatura scura bronzata o delle verghe rugginose, con timoniere e remiganti sempre decolorate; l'orlatura scura può anche essere assente. Il "rosso con verghe opale dominante" ha una tonalità arancio molto piacevole, soprattutto se il soggetto non è un martellato. Allo stato omozigote (soggetti puri per questo carattere) il gene è letale, quindi tutti i soggetti vitali sono senza dubbio degli eterozigoti. Questo gene, insieme al "rosso recessivo" (e) è all'origine del colore "isabella" dei gozzuti e di altre razze.

Toy stencil (Ts): gene autosomale dominante, è all'origine, con combinazioni diverse, dei mantelli con verghe bianche ben distinte, e dei mantelli squamati di bianco, senza la decolorazione delle remiganti e della coda caratteristica invece dell'opale dominante.

Pencilled (schizzato) (pc): gene autosomale recessivo che produce un'orlatura di contorno di aspetto "abbozzato a matita" attorno a ciascuna piuma delle ali o di altre parti del piumaggio; è all'origine del particolare mantello, tra gli altri, della Testa nera di Brive, dello Spagnolo, del Mezzo becco bernese, ecc... Certi soggetti "rossi orlati" sono in realtà dei "rossi con verghe pencilled".

Bronzo: vi sono 10 tipi di bronzo, tra cui quello del Cauchois e del Modena, quello del Ciuffolotto, quello del Colombo del Libano, il "Kite", che è costituito da un colore di fondo nero opaco, con riflessi bronzei su quasi ogni piuma.

Aggiornamenti sull'uso di alcune
denominazioni di mantelli

Blu argento: denominazione di un mantello blu diluito, precedentemente denominato "argento" o anche "argentato". Il termine "argento" resta usato per poche razze, tra le quali Lahore, Mookee, Capitombolanti di Comarno; tra i mantelli già così denominati, restano ancora degli "argento" tra i Cardellini danesi e le Allodole di Coburgo.

Blu argento martellato: è simile al mantello precedente, con martellatura di colore scuro sulle ali; mantello che in precedenza era indicato come "allodolato" o "argento martellato".

Farinoso e allodolato: denominazione da usare rispettivamente per i soggetti blu argento con verghe e blu argento martellati, se essi presentano petto di colore giallo ocra.

Ghiaccio: usato per il mantello tipico del Colombo di ghiaccio, e per poche altre razze, tra le quali il Damasceno, il Gozzuto ceco color ghiaccio, anche se la tonalità del colore bianco ghiaccio può variare da razza a razza da un poco più chiara ad un poco più scura. Come eccezione è usato il termine "blu chiaro", per definire uno dei mantelli del Cravattato di Amburgo, che è in realtà un mantello di colore ghiaccio.

Perla: è un mantello bruno ghiaccio; viene usato per definire i mantelli di molte razze di Capitombolanti, anche se in certi casi questi mantelli non sono stati ancora identificati geneticamente.

Khaki: è la diluizione del bruno, ben conosciuto come mantello in alcune razze, tra le quali, per esempio, il Modena inglese.

Blu chiaro con verghe bianche: deve essere usato per i soggetti nel mantello dei quali le verghe bianche non hanno orlatura scura e sulle cui timoniere della coda sono disegnati degli specchi di colore chiaro.

Rosso dominante: nelle razze nelle quali ambedue le forme di rosso (dominan­te e recessivo) sono riconosciute, deve essere così denominato un soggetto rosso con piumaggio non completamente pigmentato della stessa tonalità di rosso, con coda e remiganti più chiare. Analoga denominazione è usata a riguardo dei soggetti con mantello di colore giallo.

Elenco difetti dei colombi

 

Elenco dei difetti che comportano
in generale la squalifica o l'eliminazione
dal concorso dei colombi, durante la fase
del giudizio alle esposizioni

Difetti che comportano la squalifica
(di origine esterna):

Questi difetti consistono in manipolazioni vietate e formano l'oggetto del predi-cato "Squalificato" sul cartellino di giudizio

- soggetto non anellato;

- soggetto portante un anello di larghezza tale da poter essere sfilato dalla zampa, perché più grande di oltre una misura di diametro rispetto a quella che figura nello standard (con riserva di aggiornamento da parte della Commissione Standards della Federazione Europea);

soggetto portante un anello allargato, colorato, tagliato e/o reincollato o risaldato;

soggetto di età superiore a quella massima prevista dal Regolamento della Federazione Europea;

soggetto portante un segno di identificazione;

soggetto in assai precarie condizioni di salute o generali di pulizia e di presentazione;

- soggetto molto parassitato (parassiti esterni);

soggetto presentante danni a livello anatomico e del piumaggio;

soggetto nel quale le linee di delimitazione tra parti bianche e colorate del piumaggio sono state "aggiustate" (toelettate) con l'aiuto delle forbici in maniera troppo evidente (soprattutto la conchiglia, il disegno della testa, il bavaglino, ecc...); N.B.: la toelettatura con l'aiuto delle forbici è tollerata, se effettuata moderatamente, nel Gazzo Ungherese. Peraltro la toelettatura classica, cioè l'asportazione di qualche piccola piuma che disturba il disegno o le linee di delimitazione tra parti colorate e parti bianche del piumaggio, se non comporta la creazione di vuoti palesemente visibili nel piumaggio del soggetto, è consentita e, in alcune razze, addirittura indispensabile, tanto che la mancata toelettatura comporta una nota negativa specifica sul cartel-lino di giudizio.

qualsiasi manipolazione meccanica, chimica o medicamentosa, effettuata su parti ricoperte dal piumaggio o implumi del corpo del soggetto attraverso coloritura, ritaglio, incollamento, piegatura, spezzatura, cucitura o inserimen-to di piume, allo scopo di modificare, le caratteristiche del colombo, per migliorarne l'aspetto esterno. La pulizia delle zampe (metatarsi), dei contorni degli occhi e del becco con prodotti oleosi o alcoolici è autorizzata, come pure il lavaggio degli animali con soluzioni acquose detersive per il piumag-gio o le parti implumi;

qualsiasi altro tentativo di trarre in inganno il Giudice, influenzandone così il giudizio.

 

Difetti che comportano l'eliminazione
(congeniti del soggetto):

Questi difetti fanno parte della morfologia del soggetto e formano l'oggetto del predicato "Eliminato" sul cartellino di giudizio

soggetto privo della tipicità della razza;

- soggetto evidentemente risultato di incroci tra colombi di razze diverse; soggetto con sviluppo anatomico gracile e di conseguenza portante un anello di diametro corretto, ma che può ugualmente essere sfilato dalla zampa;

soggetto con deformazioni innegabili dello scheletro, quali:

a:  sterno fortemente deformato a forma di S, di U, o spaccato; i soggetti presentanti uno sterno debolmente deformato devono essere ugualmente giudicati, ma tenendo conto della loro deformazione;

b:  dita deformate, assenza di una o di più unghie, dita palmate; queste tre caratteristiche non sono da prendere in considerazione nei soggetti appar­tenenti a razze con tarsi molto impiumati;

c:  deformazioni del becco.

soggetto con deformazioni innegabili del piumaggio, quali:

a:    penne sdoppiate (forcute) (salvo eccezioni precisate nello standard della razza);

b:      remiganti fortemente a coltello; il difetto si verifica quando le remiganti secondarie ad ala chiusa non sono perfettamente sovrapposte le une alle altre e vengono portate verticali, sollevate e staccate dal corpo, lasciando in tal modo il dorso scoperto, invece di sovrapporsi ad esso ricoprendolo in modo corretto.

c:    ali molto cadenti. Nelle razze con piumaggio lungo ed in quelle di taglia molto grande è necessario essere tolleranti con questi due difetti riguardanti le ali.

- soggetto con più di 11 o meno di 9 remiganti primarie su ambedue, o anche su una sola delle due ali;

- soggetto con remiganti primarie Interrotte"; si tratta di penne remiganti colorate cresciute in mezzo alle bianche, o viceversa (quando lo standard della razza prevede che le remiganti primarie siano rispettivamente bianche e colorate). Fanno eccezione a questa regola:

a:    soggetti con disegno a bavaglino e spalline bianche: le remiganti interca­late di colore diverso, non visibili ad ala chiusa, sono tollerate;

b:      soggetti con disegno di cicognetta chiara: le remiganti di colore diverso, non visibili ad ala chiusa, sono tollerate;

c:    il Farfallato di Boemia ed altre razze aventi questo particolare disegno (per queste razze la tolleranza rispetto a tale difetto deve essere specificata sullo standard);

d:   soggetti con disegni particolari di razze rare (per queste razze la tolleranza rispetto a tale difetto deve essere specificata sullo standard).

- soggetto con coda storta;

soggetto con coda divisa o troppo aperta;

soggetto con posizione delle timoniere a forma di coppo;

 

-soggetto con atrofia della ghiandola dell'uropigio;

- soggetto con meno di 11 o più di 13 timoniere nella coda (salvo eccezioni precisate nello standard della razza). N.B.: fino ad ora una coda formata da meno di 11 o più di 13 timoniere costituiva un difetto grave, ma non eliminatorie, in tutte le razze, salvo eccezioni precisate nello standard;

-  soggetto con occhi di colore diverso da quello previsto dallo standard; soggetto con occhi "colati": si tratta di occhi nei quali l'iride è attraversata da una macchia di colore diverso da quello previsto dallo standard, dal bordo esterno fino alla pupilla, estesa a più di un terzo della superficie dell'iride. Piccole macchie di colore scuro, o diverso, costituiscono, secondo le razze, difetti più o meno gravi;

soggetto con occhi di due colori diversi (salvo eccezioni precisate nello standard della razza);

soggetto con occhi aventi pupilla deformata (salvo eccezioni precisate nello standard della razza);

soggetto con gravi difetti riguardanti la posizione e la forma delle gambe (in particolare gambe a "O" (a gambe di vacca) oppure a 'X' (divergenti).